Buenos Aires capitale mondiale delle librerie

Buenos Aires capitale mondiale delle librerie

Ci si aspetterebbe di trovare New York, Londra, o Parigi, ma il risultato arriva a sorpresa. Da uno studio curato dal World Cities Cultural Forum risulta infatti che il record per numero di librerie in città spetta a Buenos Aires, dove su una popolazione di 2,8 milioni di persone sono presenti ben 734 librerie. La capitale dell’Argentina ha infatti più librerie per abitante rispetto ad ogni altra città del mondo. A livello mondiale, solo Hong Kong è vicina a questo risultato, seguita da Madrid e Londra. I libri attualmente rappresentano l’Argentina come il tango. L’Argentina ha sofferto la dittatura militare, il collasso economico, quindi forse non è sorprendente che gli argentini debbano trovare conforto nel più antico dei piaceri: sfogliare un buon libro. Gabriela Adamo, che era fino a poco tempo fa il presidente della Fiera del Libro annuale della città, un evento che attira oltre 1 milione di visitatori ogni anno, sostiene che l’amore degli argentini per la lettura è legata all’ondata di immigrazione di massa avvenuta tra la fine del IX secolo e l’inizio del XX. Un secolo fa Buenos Aires è stata la capitale di uno dei paesi più ricchi del mondo, e qui si sono riversati immigrati europei, creando un ambiente multiculturale in cui la cultura e le arti hanno prosperato. Ad un certo punto Buenos Aires vantava due giornali in lingua inglese, varie testate in lingua tedesca insieme ad un fiume di giornali in lingua spagnola, riviste e pubblicazioni letterarie ed artistiche. Il libro come oggetto è diventato un simbolo culturale di allora, e persiste ancora oggi, e Buenos Aires è anche nota come “la Parigi dell’America Latina”, grazie alle sue architetture, le ampie strade e l’interesse generale per le arti, la musica e la letteratura.

Durante la guerra civile spagnola nel 1930 molti tra i migliori scrittori ed editori sono fuggiti in Argentina, consolidando ulteriormente la cultura della stampa nel paese. Ma l’economia contemporanea gioca un ruolo importante: i libri sono esenti da imposte sulle vendite di serie in Argentina, rispetto all’enorme aliquota del 21% gravante sulla maggior parte dei beni, e le vendite su Internet ed i lettori di libri in formato elettronico devono ancora farsi strada sul commercio editoriale e conquistare la loro fetta di mercato. Amazon non ha un sito argentino e le restrizioni alle importazioni rendono un incubo burocratico l’acquisto da venditori online internazionali, con tasse esagerate. Gli argentini preferiscono ancora entrare in libreria e passeggiare tra i libri, magari dopo aver scelto i testi da comprare su Internet vanno in libreria e comprano il libro cartaceo in negozio. Anche la produzione di libri in Argentina ha subito una crescita costante negli ultimi dieci anni. C’è anche da dire però che a Buenos Aires la distribuzione delle librerie è molto squilibrata, ed il numero maggiore si rileva nel quartiere di San Nicolàs, cuore economico e finanziario della città, mentre esistono zone periferiche dove le librerie sono assenti. Molti negozi trattano libri rari ed antichi, ed in alcune librerie, come la Alberto Casares, si possono ammirare collezioni del 1650 e canti gregoriani su papiro risalenti al 1722. In autobus e metropolitana, nei parchi e nei bar ed anche nei centri commerciali, è comune vedere persone che sfogliano le pagine di libri. Un libro costa in media 200 pesos (23 dollari) rispetto ai 400 pesos (46 dollari) necessari per una maglietta, ed ovviamente il valore percepito di un libro è molto più alto. Alcuni esperti di editoria hanno anche collegato l’amore del paese per la lettura alla sua ossessione per la psicoanalisi. Infatti, l’Argentina ha il più alto numero di psicologi pro capite rispetto a qualsiasi altro paese del mondo, e secondo l’Associazione Buenos Aires Psicoanalitica, l’introspezione abituale di terapia rende gli argentini lettori ideali. E, come recita l’iscrizione sopra la porta della Biblioteca di Tebe, “I libri sono medicina per l’Anima”.

 

Il caso de El Ateneo Grand Splendid

La libreria che spicca su tutte le altre a Buenos Aires è El Ateneo Grand Splendid, considerata la seconda libreria più bella al mondo. Il complesso fu costruito come un teatro nel 1919 e trasformato buenos airesin una libreria gigantesca 15 anni fa: all’interno si possono ancora ammirare gli splendidi affreschi del soffitto dipinti un secolo fa dall’artista italiano Nazareno Orlandi e le cariatidi scolpite da Troiano Troiani. Situato al 1860 di Santa Fe Avenue nel Barrio Norte, l’edificio è stato progettato dagli architetti Però e Torres Armengol per l’impresario Max Glucksmann. Il teatro aveva una capienza di 1.050 posti, e qui sono stati messi in scena una serie di importantissimi spettacoli, tra cui performances di artisti di tango di primo livello. Nel 1924 Glucksmann qui fondò Radio Splendid, dalla quale partirono le prime registrazioni dei grandi cantanti di tango. Alla fine degli anni Venti il teatro fu trasformato in un cinema e nel 1929 ha presentato i primi film sonori presentati in Argentina. Nel febbraio 2000 l’ex teatro è stato affittato dal gruppo Ilhsa, proprietario di 40 librerie e della casa editrice El Ateneo, e successivamente l’edificio è stato restaurato e trasformato in un negozio di libri e musica sotto la direzione dell’architetto Fernando Manzone: le poltrone del cinema sono state rimosse ed al loro posto sono stati installati degli scaffali per contenere i libri. Oltre un milione di clienti visitano ogni anno questo luogo meraviglioso, dove storia, bellezza e cultura si incontrano creando un mix magico e coinvolgente, che rende piacevolissima la permanenza. Si può passeggiare tra le corsie dello showroom o accomodarsi in uno dei vecchi palchi per una piacevole lettura prima di decidere sull’acquisto. Sul retro della scena è stato posizionato un bistrot, mentre il soffitto, le sculture, il sipario cremisi, l’illuminazione e molti dettagli architettonici sono rimasti inalterati. Nonostante i cambiamenti, l’edificio conserva ancora la sensazione del grande teatro che era una volta.

Mara Noveni

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