Monuments Men

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Quando l’arte vale più della vita… Dopo l’uccisione del direttore del museo di Palmira da parte dell’Isis, si ripropone il problema della posizione molto delicata dei responsabili culturali e museali nelle zone a rischio. Khaled-al-Asaad, infatti, è stato ucciso e successivamente decapitato, per la colpa di aver catalogato e poi nascosto tutti i tesori del suo museo, sottraendoli alla follia distruttrice dei miliziani dell’Isis; e, per salvare le opere, ha donato la sua vita. Anche in Italia abbiamo avuto tante storie simili, di uomini che hanno messo a repentaglio la propria vita per salvare il nostro patrimonio artistico. Quella che raccontiamo, pur risalendo agli anni della II guerra mondiale, è venuta alla luce solo recentemente.

Una sola cosa Hitler invidia al suo alleato italiano: il più grande patrimonio artistico del mondo. A quest’epoca già molti capolavori, su ordine di Mussolini e Ciano, hanno preso la via di Berlino. Ma c’è un uomo, che ancora prima della sua vita, sceglie di salvare i capolavori dell’arte italiana. Lui è Pasquale Rotondi, soprannominato lo Schindler dell’Arte. Quando nel 1939 la Germania invade la Polonia, si capisce subito che anche l’Italia subirà lo stesso destino, e l’allora Ministro dell’Istruzione Bottai si pone subito il problema di come salvare le opere d’arte dal rischio di bombardamenti e razzie. Si decide così di concentrare tutto il patrimonio artistico italiano ad Urbino, ed il responsabile di questa operazione è Pasquale Rotondi, funzionario del Ministero dell’Educazione. Rotondi si rende conto subito che il luogo prescelto dovrà essere tenuto segreto, e sceglie la rocca del borgo medievale di Sassocorvaro. A disposizione solo pochi uomini fidati ed una vecchia Balilla, mentre la guerra viene dichiarata ed il tempo stringe. Tutta la popolazione del piccolo borgo si presta per aiutare nel trasferimento, ignara del prezioso contenuto delle casse, ed in poche settimane il trasferimento è attuato. Alcuni camion viaggiano incessantemente avanti ed indietro per il trasferimento, nel più stretto riserbo, e la località di Sassocorvaro non viene mai nominata nei documenti di viaggio. Nell’agosto del 1940 sono ospitate nella rocca già 77 casse di opere d’arte. Tiziano, Rubens, Lorenzo Lotto, Il Perugino, sono solo alcuni degli autori già salvati. Tra gli addetti ai lavori comincia a circolare la notizia che il salvataggio funziona, ed arriva in perlustrazione il sovrintendente di Venezia, con l’intento di portare in questo luogo sicuro anche i capolavori dei musei e delle chiese veneziani. Nell’ottobre del 1940 arrivano da Venezia 50 casse contenenti più di 100 capolavori di valore incommensurabile, tra i quali il quadro del Giorgione “La Tempesta”, giudicato il quadro più raro ed incantevole circolante in Italia. Dopo la sconfitta dell’armata tedesca in Russia la posizione dell’Italia è sempre più delicata, e tutte le principali soprintendenze prendono contatto con Rotondi per trasferire anche loro le opere e sottrarle alle sempre più probabili razzie e distruzioni.

Ma Sassocorvaro è ormai al collasso e Rotondi pensa di scegliere come secondo luogo deputato alla custodia delle opere il palazzo dei principi Carpegna, a pochi chilometri da Sassocorvaro. Nel ’43 arrivano a Carpegna grandi capolavori, come il Caravaggio della chiesa di San Luigi dei Francesi di Roma, Raffaello, Piero della Francesca, Bramante, e la preziosissima Pala d’oro da Venezia. Alla fine ci saranno 3800 pezzi tra dipinti e statue, e 3000 pezzi di materiale bibliografico e documentale. Quando, nel luglio del 1942, gli alleati sbarcano in Sicilia ed i tedeschi decidono di ritirarsi, ed ancor di più dall’8 settembre, giorno dell’armistizio, si capisce che questo è il momento più pericoloso con nuovi problemi per eventuali rappresaglie, furti e razzie da parte dell’armata tedesca in ritirata. Rotondi ha un momento di grande smarrimento, avendo sulle sue spalle una responsabilità così grande per le opere custodite, e nello stesso tempo non avendo più qualcuno a cui potersi rivolgere in caso di pericolo o necessità. Nel frattempo a Bergamo i tedeschi hanno fondato una istituzione culturale per la protezione delle opere d’arte, ma dietro la facciata di salvaguardia si nasconde l’intenzione di trafugare il maggior numero possibile di opere per portarle in Germania. Rotondi intuisce il pericolo ed ha una idea geniale. Per non rivelare il contenuto delle casse, aveva in precedenza fatto togliere tutte le etichette identificative. I tedeschi, durante una perquisizione, si accaniscono su una cassa in particolare, che contiene manoscritti e spartiti del compositore Gioacchino Rossini. Vedendo che si tratta solo di “cartacce” desistono dall’apertura delle altre casse, senza sapere che la cassa accanto conteneva il preziosissimo Tesoro di San Marco. A questo punto Rotondi decide di trasferire tutto quello che c’è in giro alla rocca di Sassocorvaro, visto che i tedeschi non sono ancora arrivati ad Urbino.

Tutte le opere più preziose vengono tolte dalle casse, avvolte in coperte e caricate sulla vecchia Balilla. Lui ed il suo autista partono alla volta di Urbino, ma prima di entrare in città incontrano la moglie di Rotondi, che li attende per avvisarli che ad Urbino ci sono molte pattuglie di SS alla ricerca di automezzi e munizioni. Rotondi deve prendere una decisione immediata, e stabilisce di trasferire le opere a casa sua, in una villa appena fuori Urbino, per nasconderle nella sua camera da letto. Dopo qualche giorno, quando le SS avranno lasciato Urbino, le opere verranno trasferite al Palazzo Ducale. Ma per quanto riguarda le opere custodite a Sassocorvaro nel Palazzo Carpegna, Rotondi non ha l’autorità per chiederne l’affidamento o per trasportarle: dopo qualche giorno il Patriarca di Venezia lo autorizza a trasferire le opere, ma solo quelle del Vaticano, nel Palazzo Ducale di Urbino. Fortunatamente le casse non hanno etichetta, quindi Rotondi dichiara che le casse sono tutte del Vaticano e riesce con questo stratagemma a trasferire tutte le opere da Palazzo Carpegna al Palazzo Ducale di Urbino. Alcuni funzionari del Ministero dell’Educazione che non hanno aderito alla Repubblica di Salò decidono di aiutare Rotondi nella sua impresa di salvataggio e di trasferimento; tra loro il Prof. Argan ed il Prof. Romanelli. Alla fine di dicembre 1943 la gran parte delle opere è finalmente al sicuro all’interno delle mura vaticane. In questo momento, mentre ha raggiunto una certa tranquillità, Rotondi si mette all’opera per salvare anche il patrimonio artistico locale, costituito da 127 casse, un baule e 3 mila volumi. Quando la rocca di Sassocorvaro subirà dei bombardamenti, questa resisterà e le opere in essa custodite non subiranno danneggiamenti. Il 9 settembre 1944 Urbino viene liberata e Rotondi tira nuovamente e definitivamente un sospiro di sollievo. Alla fine, tutte le opere custodite verranno ricollocate nelle loro sedi originarie, e nessuna di loro avrà subito danneggiamenti. Questa eroica vicenda è rimasta sconosciuta fino al 1984, quando l’allora sindaco di Sassocorvaro Oriano Giacomi ha scoperto la storia di questo eroe nazionale, lo “Schindler dell’Arte”, che ha messo la sua vita a rischio in favore della cultura e dell’arte.

Mara Noveni

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