Arte

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ARTE CONTEMPORANEA O MERCATO DELL’ARTE?

Negli ultimi anni assistiamo, purtroppo, alla creazione “a tavolino” di artisti di ogni parte del mondo, ed in questo processo l’arte viene relegata ad un mero prodotto di marketing.

Esistono, infatti, numerose gallerie di fama internazionale o anche minori, molto dinamiche nelle attività di esposizione di improbabili “opere d’arte”, attorniate da un esercito di critici, quasi sempre amici prezzolati dagli stessi galleristi, pronti ad elevare un artista a stella nascente nel firmamento dell’arte, saturando pagine e pagine di riviste di settore con servizi editoriali ad hoc.

Si crea così un personaggio, un artista che fa tendenza, con decine di collezionisti di opere d’arte, che nella maggior parte dei casi di arte non comprendono molto; che acquistano le opere dell’artista con quotazioni esorbitanti, assolutamente irrealistiche e sovrastimate per un artista che si affaccia sul mercato da poco tempo. Seguono anche, allo scopo di legittimare la validità dell’artista proposto, strategie di presenza di opere nelle aste, non tanto per verificarne il reale apprezzamento, ma per cristallizzare un prezzo predeterminato dal gallerista ed inserito nella comunicazione ai collezionisti ed ai media.

Bisogna evidenziare, in ogni caso, la percezione e l’impressione di amatori, collezionisti e musei che, pur avendo cognizione di aver acquistato a prezzi vertiginosi, mantengono viva la speranza che forse stanno facendo un proficuo investimento finanziario, che vedrà nel tempo una giusta remunerazione del capitale investito; sempre nel caso che chi acquista sia ben consigliato nel momento dell’investimento, cosa che risulta molto difficile in questo periodo contingente. Le gallerie “serie” esistono ancora, ma sono molto poche. Stesso discorso vale per gli artisti, i veri artisti, che molto spesso si vedono impossibilitati a vendere le proprie opere d’arte, proprio a causa delle quotazioni costruite a tavolino, difficilmente comprensibili ed accessibili al grande pubblico.

E’ facile investire su artisti come Picasso o Van Gogh da parte di un ricco emiro arabo o di un nuovo ricco new-age cinese; molto più difficile risulta invece centrare un investimento su un artista costruito a tavolino, di sicuro molto rischioso e pieno di incognite.

Gli artisti contemporanei sono i primi a creare questa incertezza. A tutti è capitato di andare a vedere diverse mostre di “artisti minori”, ed a tutti sarà capitato di avere la sensazione di vedere le stesse cose, magari realizzate con tecniche differenti, ma le stesse cose. Installazioni senza significato spacciate per opere d’arte, tele con tramonti, barchette, paesaggi, anatomia umana ed animale. Tutti si dichiarano artisti, e sicuramente lo sono, ma non tutti capiscono la differenza tra arte e decorazione, tra un’opera destinata a suscitare emozione nel tempo ed un quadro, che vedrà la sua maggior gloria in un salotto, magari perché si intona bene con i colori della tappezzeria o perché risulta della giusta misura per assolvere il compito poco glorioso di coprire il contatore della luce.

Tutti possiamo essere artisti, è sufficiente spennellare del colore su una tela, ma regalare emozioni è un dono, non una conquista. Se si ha questo dono la tecnica, con il tempo, sicuramente migliorerà. E’ per questo che la maggior parte delle gallerie nel mondo vendono solo artisti importanti; per gli altri creano illusione e false aspettative.
Con questa premessa, che può sembrare a prima vista pessimistica, in realtà si vuole analizzare il problema della promozione di validi artisti; e si evidenzia che non bastano il talento o la passione per emergere ed attirare l’attenzione del mercato dell’arte, intendendo per mercato la vasta platea di persone interessate all’acquisto di opere d’arte, e non solo quello dei collezionisti o galleristi. C’è la necessità che l’artista si sappia vendere, perché questo mercato, un tempo raggiungibile da pochi, è ormai saturo di artisti, il più delle volte senza talento, ma con capacità commerciali e di marketing eccellenti.

Non di rado capita, però, che l’artista talentuoso sia molto riservato o introverso, confidando magari nella meritocrazia del settore. Basta essere un po’ più attenti, per accorgersi che molti artisti, veri artisti, pur avendo storie di tutto rispetto e l’arte nel cuore e nelle mani, rimangono nell’ombra per molti decenni, affidandosi esclusivamente alla promozione dei loro galleristi di fiducia, e restando così senza riscontri positivi né da un punto di vista artistico e tantomeno da un punto di vista remunerativo del loro lavoro.

Presentarsi, ad esempio, personalmente in una galleria con il proprio portfolio sotto il braccio, o addirittura con qualche opera eseguita, non è assolutamente produttivo. Al contrario, interagire con i mezzi che la tecnologia oggi ci mette a disposizione, dai social al sito web personale, permette di avere un primo riscontro dell’apprezzamento del proprio lavoro: una platea globale.

Mettersi in gioco personalmente per l’artista significa ritornare al centro dell’attenzione, creare un focus sul proprio lavoro, senza il timore di sbagliare o, peggio ancora, di conformare il proprio talento alle richieste del mercato, fatto mai condivisibile dal punto di vista artistico. Per esperienza diretta, la maggior parte degli artisti che si sono “adattati al mercato” hanno sempre subito cocenti delusioni, affascinati da facili guadagni e poca produzione.

Non basta più affidarsi ad un gallerista che funge da promotore culturale: è l’artista stesso che ha il compito di mettersi in gioco e ricoprire quel ruolo, trasformandosi sempre di più in imprenditore di sé stesso.